Buena Vista & Social Club

Ciao bimbi, eccoci qua di nuovo, he he. Tutto bene come al solito, no? Bene così. Allora, dove eravamo rimasti? Ecco, volevo parlarvi un po’ della mia infanzia, dei miei primi ruggenti anni in questo mondo, ma sarà per un’altra volta; perché adesso c’ho altro da raccontare. Sapete chi mi telefona ieri pomeriggio? Ma quello lì cubano, come si chiama, bravissimo, eh, suo nonno era di Pioltello. Avrà più di cent’anni, Compay Segundo, è lui: “Vecchio Pescecane”, mi dice (così mi chiamavano quando giravo i Caraibi con Ennio Morricone). “Vecchio Pescecane, ma lo sai chi suona stasera a Cartagena? I tuoi amici, dai, Buena Vista e Social Club. Venite, che vi ho riservato 8 entrate VIPs, e lo sai che ci resta male la Buena Vista se sa che ti ho avvisato e non ti fai vedere!”. Per cui chiamo le ragazze e ci dico: “Bimbe, stasera chiudiamo il ristorante che il daGabry vi porta tutte a vedere degli amici suoi che suonano”. E così abbiamo fatto.

In sala di registrazione

In sala di registrazione: preparando il primo disco

Eh si, perché i cari vecchi Buena Vista e Social Club, non lo sanno in molti, ma praticamente li ho lanciati io, tanti tantissimi anni fa. Lei si chiamava Luigia Menotti, si guadagnava da vivere alternando la vendita del proprio corpo con l’attività di maga e cartomante. Era per questa sua veste che si era scelta il soprannome di “Buena Vista”, ed effettivamente era imbattibile nel percepire all’istante quanta grana avrebbe potuto sfilare al pollo di turno. La accompagnava, un po’ magnaccia un po’ impresario, uno del Molise, ma che da lustri non si schiodava dal Club Sociale Ferrovieri della Comasina. E da lì il nome “Social Club”. E insomma una sera a una festa, a un matrimonio, ‘sti due prendono su e cominciano a cantare e a ballare. La Buena Vista che salta di qua e di là, si dimena tutta, tira su la gonna, già corta di suo. E Social Club che imbraccia un pianoforte, e poi una chitarra, e strappa la fisarmonica a un vecchietto e non la smette di suonare e di sudare. La gente impazzisce, ballano tutti, avrei ballato anch’io ma avevo le scarpe strette, insomma un finimondo che non finisce più; e io fiuto l’affare, comincio a portarli in giro per le balere della bassa, un successone. Io, ragazzi, a quell’epoca vendevo assicurazioni tipografiche e avevo un sacco di contatti con gente anche dello spettacolo, per cui non ve la sto a menare, diciamo solo che parlo con Celentano, con Lelio Luttazzi, con la Ricordi, con la RAI tivù, e alla fine c’era questo mio amico carissimo che aveva appena aperto un negozio di dischi in Svizzera, che ci porta tutti a registrare il primo disco. E il resto è storia nota.

Ho avuto amici che sono diventati importanti...

Ho avuto amici che sono diventati importanti...

Nota fino ad un certo punto, perché forse non tutti sanno che i Buena Vista & Social Club, a Cuba, ce li ho portati io. Eh si, perché questi volevano girare il mondo, vedere cose, sai. E allora sono lì che parlo con l’Ernesto, un giovane medico argentino, bravissimo e caro amico mio, che era a Milano per fare un corso finanziato dalla regione e ci dico: “Ma tu, non stai andando a Cuba per fare la rivoluzione? Ti pigli questi due, sono allegri e simpatici, ti fai la colonna sonora della revolución, la gente è contenta e voi vincete”. E difatti poi andò così. Cambiammo il repertorio del duo, ci ispirammo ai migliori successi latinoamericani, da “Vamos a la Playa” a “Tequila“, e via. La rivoluzione la vinsero davvero; L’Ernesto si fece fare una foto che divenne famosa e lanciò una linea di posters e magliette che vende in tutto il mondo; e i miei amici decisero di rimanere lì e scrissero una canzone, “Guantanamera“, ispirata alla nostalgia per i verdi pascoli della Lomellina.

la maglietta che mi ha regalato Socila Club. Purtroppo la penna era scarica e l'autografo non si vede bene.

La maglietta che mi ha regalato Social Club. Purtroppo la penna era scarica e l'autografo non si vede bene.

Il resto sì che è storia nota: Wim Wenders, la fama tardiva, i films, i tours, i dischi, i soldi. Ma nonostante tutto ciò, come vedete, non si scordano del loro vecchio amico daGabry, e ogni volta che passano in turné in Spagna mi chiamano, come ieri sera. Che serata, ragazzi, una cosa fantastica. Intanto, appena siamo arrivati, a parte i biglietti omaggio ci hanno dato anche dei sacchetti con dentro un panino al tonno e una lattina di fanta ciascuno. Ma poi, in questo grande anfiteatro romano, che tra l’altro l’ha fatto un mio amico architetto di Chiasso, bravissimo, e le emozioni, e tutto, e poi quando ci siamo visti dopo lo spettacolo Social Club mi ha anche regalato una maglietta con scritto “I love NY“.

Uh, che mi dimenticavo, mi hanno venduto questa mattina dei funghi di mare che mi hanno detto che sono buonissimi, roba da 50 € al chilo, eh… ne assaggiamo qualcuno intanto che vi racconto di quando andavo a Varese? A presto, raga, a presto.

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